neanche le solite due o tre idee annotate di fretta sopra qualche pezzo di carta a caso, nemmeno un nome o un moccolo di dialogo filtrato per errore tra gli auricolari e trascritto al volo su uno scontrino. niente di niente su cui ricamare sopra abbastanza parole da portare a casa un post, un mezzo raccontino, qualcosa.

secondo me è colpa dell'autunno*.
l'inverno è ottimo, per quanto mi riguarda. le nuvolette di fiato, i berretti di lana, la cioccolata calda, i guanti che lasciano fuori metà dita, il riflesso dei fari delle auto sull'asfalto umido, guardarsi in giro e tutto quello che ti circonda è come un collettivo espirare malinconico. fa freddo ma in fondo basta stare a casa il più possibile, no? i doppi vetri che accumulano umidità come ridere, il divano, fuori è già buio a metà pomeriggio e le coperte! voglio dire, le coperte. sapete cosa intendo (e se non lo sapete, siete cattive persone). bon, l'inverno decisamente è ok. talmente ok che lo perdono anche se porta con sè il momento più deprimente dell'intero calendario (le quattro di pomeriggio del 25 dicembre) ma vabbè, di questo magari parlerò con calma un'altra volta, perchè certe cose hanno bisogno del loro spazio.
l'estate posso tranquillamente salvarla, per motivi diametralmente opposti ma è una promozione comunque, non sottilizziamo. l'estate è turisti ovunque, camicie bianche aperte all'ombelico e sopportazione gandhiana dell'apparire che vince quattro a zero -facendo melina tutto il secondo tempo e schierando sette o otto regazzini dei pulcini- sull'essere. l'estate serve alla coltivazione dell'odio del giusto, quindi la approvo anche solo per quello. ah, e per le tipe con meno roba addosso. che insomma. ecco.
la primavera ha dalla sua la temperatura ideale per cazzeggiare, e regala ogni volta il profumo della sabbia scottata dal sole per la prima volta nell'anno, quando ancora deve essere invasa dai turisti di cui sopra -e comunque meglio i tedeschi, qualunque lavoro facciate; gli italiani non ritengono una vacanza degna di essere vissuta se non vi romperanno le balle per avere *qualunque cosa di cui vi occupiate* modificata anche solo leggermente per loro. vogliono sentirsi coccolati e al contempo poter raccontare, una volta a casa, di come sono riusciti a ottenere *modifica al qualunque cosa di cui vi occupiate*, come fosse un motivo di vanto e orgoglio e non una patetica dimostrazione di quel piccolo e squallido potere che l'essere clienti dà. in più, piuttosto di dare una mancia si ammazzano a colpi di sacchi della spazzatura ripieni di gatti.
ma l'autunno? dai, siamo seri. non c'è neanche gusto a essere tristi, in autunno. la cosa più emozionante che succede è che cadono le foglie dagli alberi. ohhhh. gli sport parlano di stagioni appena iniziate, quindi di squadre imbolsite e fuori forma. i telefilm sono nel pieno degli episodi centrali della serie, quelli fatti apposta per allungare il brodo. no, l'autunno non porta niente di buono in generale, figuriamoci a livello creativo. oddio, creativo. diciamo a livello di blog, che 'creativo' non ci crede nessuno.
fanculo l'autunno.
sigh. coraggio, dai, tra poco è dicembre.

tra l'altro, c'è questa cosa che voglio fare da un sacco di tempo. recentemente ho scoperto che l'ha già fatta (almeno) un tizio anche in italia, con immaginabile soddisfazione, e la cosa mi ha invogliato ancora di più a farlo. sì bon, non sarei originale, ma se la cosa dovesse per forza essere originale perchè steve lambert stesso nel suo sito invoglierebbe a imitarlo con tanto di istruzioni?
dai, va assolutamente fatta. chi viene con me? sono aperto a suggerimenti su luogo e data. portate una digitale decente che io ne sono privo.

tra un paio di giorni parto per l'ondra, sperando che per caso si siano sbagliati col fuso orario e lassù sia maggio. nah, scherzo, londra è bella sempre. la teoria è quella di girare anche un po' altri lidi britannici, la pratica è che probabilmente farà troppo freddo per qualunque cosa preveda risposte fisiche attive quali camminare in ambienti privi di termosifoni da abbracciare teneramente. comunque sia, venerdì si parte, e sono nel bel mezzo dei preparativi per il viaggio.

[non sono odiosi? ammettetelo; già il concetto di alzarsi dal divano per cominciare a mettersi nell'ordine di idee di pensare a cosa portar via è qualcosa per cui non si è già più sicuri se valga davvero la pena partire.
prendere la valigia. pesare la valigia da vuota. no, troppo, ché è inverno e la roba è pesante e non so se sto dentro ai quindici chili. prendere un'altra valigia. pesare l'altra valigia da vuota. no, è troppo leggera poi magari in aereo me la ammaccano. prendere un'altra valigia. non pesarla. va bene così, fidati. ho detto fidati.
quanti maglioni? quante magliette? quanti jeans, calzini, boxer, canotte? cercare un equilibrio tra spazio e peso è una roba che neanche la macchina enigma. ricordi quel compagno di classe scout che in gita ha fatto stare in uno zaino una settimana di bagagli e lo invidi. poi ti rendi conto che era uno scout e non lo invidi più. voglio dire, gente che concepisce di passare settimane in mezzo ai boschi, in piani di esistenza privi di bidet. brrr. non che in inghilterra ci siano i bidet, peraltro. sei sicuro di voler partire?
per lavarsi via di campioncini, piccoli, leggeri, monodose, probabilmente batteriologicamente letali. ma vabbè, vuoi mettere la praticità? odorano di sapone liquido dei cessi del mcdonald, l'inconfondibile fragranza del cittadino del mondo. yu-huuu.
ombrello o càppauèi? solo magliette o anche una camicia che non si sa mai? oddio, ho camicie in armadio? una roba in più per sicurezza o una in meno per l'avventura? cosa mettere dentro, cosa indossare in aereo per gabbare la bilancia. due magliette e tre maglioni addosso, il pigiama sotto i vestiti per stare (a pelo) nei quindici chili di valigia e nei sette di bagaglio a mano. al ritorno, coi souvenir (per una legge fisica universale che non capisco come mai non sia ancora inserita in ogni testo scolastico di scienze dalle scuole medie in su, ogni componente di sesso femminile di ogni famiglia al mondo chiederà al partente una borsa di harrod's), sarà un casino. meno male che iddio ha fornito il nostro corpo di un sacco di comodi orifizi.
ecco, mi è già completamente passata la voglia. lo sapevo.]
oddio, in mezzo ai preparativi per me significa che finora ho deciso che libri comprarmi una volta arrivato (ad esempio), che ho passato ore a rovistare in mezzo a otto dischi rigidi a cercare una canzone che mi è tornata in mente ieri e che volevo assolutamente mettere nell'ipod, che ho incaricato una persona di fiducia di comunicarmi tramite sms, con la delicatezza necessaria, i risultati dei lakers della settimana e che sto aspettando -con la certezza che arriverà tipo otto secondi dopo la mia partenza- il bancomat, ché insomma i soldi dice che li usano anche da quelle parti.
ho cercato in quattro posti diversi un adattatore di corrente, ma sembra che al mio paese il solo concetto di adattatore di corrente da presa italiana a presa britannica provochi nei commercianti reazioni che variano dal contrarre istantaneamente l'autismo al fuggire terrorizzato. pare che almeno uno dei miei compagni di viaggio ne sia provvisto, comunque. prevedo turni rigidamente tabellati per ricaricare qualunque congegno elettrico ci porteremo dietro.
ho fatto anche la necessaria scorta di medicinali. o meglio, ho aperto l'armadietto dei medicinali e ho constatato che ero a posto, dato che appartengo alla gloriosa scuola di pensiero (più o molto meno volontario) per cui un medicinale fa effetto al momento del suo acquisto***. cioè stai male, vai dal medico, quello ti prescrive dei medicinali, tu li compri. poi basta, li lasci là perchè ti dimentichi di prenderli già dopo la prima pastiglia. e guarisci. interi armadietti di scatole dai nomi buffi praticamente intonse. effetto placebo alla seconda. meraviglia.
poi boh.
direi che sono pronto, dai.
ora devono solo drogarmi tipo p.e. baracus e caricarmi a peso sull'aereo, che in una di quelle cazzo di trappole di ferro con le ali non ci salgo manco morto.
no.
ho detto no.
noooooo.
no.
e insomma, giovini, mi sa che ci si sente dopo il 13.
o il 14, contando che avrò una settimana intera di blog e tumblr arretrati da leggere. che se coi blog bene o male puoi contare sulla pigrizia autunnale, i tumblerari non li tieni fermi manco a capocciate.
so long, coniglietti.
nel frattempo non fate troppi casini, vogliate del bene e detestate quanto basta.

*ci sarebbe da disquisire sul fatto che l'autunno non è quello del calendario. dai, cristo, il dieci dicembre non può essere ancora autunno. non esiste. autunno inizia il momento in cui a settembre tutti si stupiscono perchè la temperatura cala di dieci gradi in due giorni -succede ogni anno, la gente continua a rimanerne basita come se vedesse un asino ubriaco guidare un dirigibile- per poi proseguire a ottobre e novembre. punto.
**la cosa curiosa è che non ne ricordavo nè il titolo, nè gli autori, nè la melodia. solo un paio di versi, neanche corretti al 100%, qualche fotogramma del video e la sensazione che mi fosse piaciuta un sacco all'epoca della sua uscita. impressionismo musicale, non è curioso?
***eccezion fatta per cose tipo l'aulin che, voglio dire, ormai scendo al bar e ne ordino uno da mezzo per colazione o la tachipirina, che sa di fragola e di influenze da scuole elementari.






