mercoledì 4 novembre 2009

al bione e romina

non che abbia molto da dire, in effetti, ma volevo aggiornare. ergo, eccoci qua.

neanche le solite due o tre idee annotate di fretta sopra qualche pezzo di carta a caso, nemmeno un nome o un moccolo di dialogo filtrato per errore tra gli auricolari e trascritto al volo su uno scontrino. niente di niente su cui ricamare sopra abbastanza parole da portare a casa un post, un mezzo raccontino, qualcosa.


secondo me è colpa dell'autunno*.
l'inverno è ottimo, per quanto mi riguarda. le nuvolette di fiato, i berretti di lana, la cioccolata calda, i guanti che lasciano fuori metà dita, il riflesso dei fari delle auto sull'asfalto umido, guardarsi in giro e tutto quello che ti circonda è come un collettivo espirare malinconico. fa freddo ma in fondo basta stare a casa il più possibile, no? i doppi vetri che accumulano umidità come ridere, il divano, fuori è già buio a metà pomeriggio e le coperte! voglio dire, le coperte. sapete cosa intendo (e se non lo sapete, siete cattive persone). bon, l'inverno decisamente è ok. talmente ok che lo perdono anche se porta con sè il momento più deprimente dell'intero calendario (le quattro di pomeriggio del 25 dicembre) ma vabbè, di questo magari parlerò con calma un'altra volta, perchè certe cose hanno bisogno del loro spazio.

l'estate posso tranquillamente salvarla, per motivi diametralmente opposti ma è una promozione comunque, non sottilizziamo. l'estate è turisti ovunque, camicie bianche aperte all'ombelico e sopportazione gandhiana dell'apparire che vince quattro a zero -facendo melina tutto il secondo tempo e schierando sette o otto regazzini dei pulcini- sull'essere. l'estate serve alla coltivazione dell'odio del giusto, quindi la approvo anche solo per quello. ah, e per le tipe con meno roba addosso. che insomma. ecco.

esche da napalm

la primavera ha dalla sua la temperatura ideale per cazzeggiare, e regala ogni volta il profumo della sabbia scottata dal sole per la prima volta nell'anno, quando ancora deve essere invasa dai turisti di cui sopra -e comunque meglio i tedeschi, qualunque lavoro facciate; gli italiani non ritengono una vacanza degna di essere vissuta se non vi romperanno le balle per avere *qualunque cosa di cui vi occupiate* modificata anche solo leggermente per loro. vogliono sentirsi coccolati e al contempo poter raccontare, una volta a casa, di come sono riusciti a ottenere *modifica al qualunque cosa di cui vi occupiate*, come fosse un motivo di vanto e orgoglio e non una patetica dimostrazione di quel piccolo e squallido potere che l'essere clienti dà. in più, piuttosto di dare una mancia si ammazzano a colpi di sacchi della spazzatura ripieni di gatti.

ma l'autunno? dai, siamo seri. non c'è neanche gusto a essere tristi, in autunno. la cosa più emozionante che succede è che cadono le foglie dagli alberi. ohhhh. gli sport parlano di stagioni appena iniziate, quindi di squadre imbolsite e fuori forma. i telefilm sono nel pieno degli episodi centrali della serie, quelli fatti apposta per allungare il brodo. no, l'autunno non porta niente di buono in generale, figuriamoci a livello creativo. oddio, creativo. diciamo a livello di blog, che 'creativo' non ci crede nessuno.
fanculo l'autunno.
sigh. coraggio, dai, tra poco è dicembre.


tra l'altro, c'è questa cosa che voglio fare da un sacco di tempo. recentemente ho scoperto che l'ha già fatta (almeno) un tizio anche in italia, con immaginabile soddisfazione, e la cosa mi ha invogliato ancora di più a farlo. sì bon, non sarei originale, ma se la cosa dovesse per forza essere originale perchè steve lambert stesso nel suo sito invoglierebbe a imitarlo con tanto di istruzioni?
dai, va assolutamente fatta. chi viene con me? sono aperto a suggerimenti su luogo e data. portate una digitale decente che io ne sono privo.


tra un paio di giorni parto per l'ondra, sperando che per caso si siano sbagliati col fuso orario e lassù sia maggio. nah, scherzo, londra è bella sempre. la teoria è quella di girare anche un po' altri lidi britannici, la pratica è che probabilmente farà troppo freddo per qualunque cosa preveda risposte fisiche attive quali camminare in ambienti privi di termosifoni da abbracciare teneramente. comunque sia, venerdì si parte, e sono nel bel mezzo dei preparativi per il viaggio.


[non sono odiosi? ammettetelo; già il concetto di alzarsi dal divano per cominciare a mettersi nell'ordine di idee di pensare a cosa portar via è qualcosa per cui non si è già più sicuri se valga davvero la pena partire.

prendere la valigia. pesare la valigia da vuota. no, troppo, ché è inverno e la roba è pesante e non so se sto dentro ai quindici chili. prendere un'altra valigia. pesare l'altra valigia da vuota. no, è troppo leggera poi magari in aereo me la ammaccano. prendere un'altra valigia. non pesarla. va bene così, fidati. ho detto fidati.

quanti maglioni? quante magliette? quanti jeans, calzini, boxer, canotte? cercare un equilibrio tra spazio e peso è una roba che neanche la macchina enigma. ricordi quel compagno di classe scout che in gita ha fatto stare in uno zaino una settimana di bagagli e lo invidi. poi ti rendi conto che era uno scout e non lo invidi più. voglio dire, gente che concepisce di passare settimane in mezzo ai boschi, in piani di esistenza privi di bidet. brrr. non che in inghilterra ci siano i bidet, peraltro. sei sicuro di voler partire?

per lavarsi via di campioncini, piccoli, leggeri, monodose, probabilmente batteriologicamente letali. ma vabbè, vuoi mettere la praticità? odorano di sapone liquido dei cessi del mcdonald, l'inconfondibile fragranza del cittadino del mondo. yu-huuu.

entusiasmo

ombrello o càppauèi? solo magliette o anche una camicia che non si sa mai? oddio, ho camicie in armadio? una roba in più per sicurezza o una in meno per l'avventura? cosa mettere dentro, cosa indossare in aereo per gabbare la bilancia. due magliette e tre maglioni addosso, il pigiama sotto i vestiti per stare (a pelo) nei quindici chili di valigia e nei sette di bagaglio a mano. al ritorno, coi souvenir (per una legge fisica universale che non capisco come mai non sia ancora inserita in ogni testo scolastico di scienze dalle scuole medie in su, ogni componente di sesso femminile di ogni famiglia al mondo chiederà al partente una borsa di harrod's), sarà un casino. meno male che iddio ha fornito il nostro corpo di un sacco di comodi orifizi.

divinità pagane 2.0

ecco, mi è già completamente passata la voglia. lo sapevo.]

oddio, in mezzo ai preparativi per me significa che finora ho deciso che libri comprarmi una volta arrivato (ad esempio), che ho passato ore a rovistare in mezzo a otto dischi rigidi a cercare una canzone che mi è tornata in mente ieri e che volevo assolutamente mettere nell'ipod, che ho incaricato una persona di fiducia di comunicarmi tramite sms, con la delicatezza necessaria, i risultati dei lakers della settimana e che sto aspettando -con la certezza che arriverà tipo otto secondi dopo la mia partenza- il bancomat, ché insomma i soldi dice che li usano anche da quelle parti.

ho cercato in quattro posti diversi un adattatore di corrente, ma sembra che al mio paese il solo concetto di adattatore di corrente da presa italiana a presa britannica provochi nei commercianti reazioni che variano dal contrarre istantaneamente l'autismo al fuggire terrorizzato. pare che almeno uno dei miei compagni di viaggio ne sia provvisto, comunque. prevedo turni rigidamente tabellati per ricaricare qualunque congegno elettrico ci porteremo dietro.

ho fatto anche la necessaria scorta di medicinali. o meglio, ho aperto l'armadietto dei medicinali e ho constatato che ero a posto, dato che appartengo alla gloriosa scuola di pensiero (più o molto meno volontario) per cui un medicinale fa effetto al momento del suo acquisto***. cioè stai male, vai dal medico, quello ti prescrive dei medicinali, tu li compri. poi basta, li lasci là perchè ti dimentichi di prenderli già dopo la prima pastiglia. e guarisci. interi armadietti di scatole dai nomi buffi praticamente intonse. effetto placebo alla seconda. meraviglia.

poi boh.

direi che sono pronto, dai.
ora devono solo drogarmi tipo p.e. baracus e caricarmi a peso sull'aereo, che in una di quelle cazzo di trappole di ferro con le ali non ci salgo manco morto.

no.
ho detto no.






noooooo.



no.


e insomma, giovini, mi sa che ci si sente dopo il 13.
o il 14, contando che avrò una settimana intera di blog e tumblr arretrati da leggere. che se coi blog bene o male puoi contare sulla pigrizia autunnale, i tumblerari non li tieni fermi manco a capocciate.

so long, coniglietti.

nel frattempo non fate troppi casini, vogliate del bene e detestate quanto basta.


*ci sarebbe da disquisire sul fatto che l'autunno non è quello del calendario. dai, cristo, il dieci dicembre non può essere ancora autunno. non esiste. autunno inizia il momento in cui a settembre tutti si stupiscono perchè la temperatura cala di dieci gradi in due giorni -succede ogni anno, la gente continua a rimanerne basita come se vedesse un asino ubriaco guidare un dirigibile- per poi proseguire a ottobre e novembre. punto.
**la cosa curiosa è che non ne ricordavo nè il titolo, nè gli autori, nè la melodia. solo un paio di versi, neanche corretti al 100%, qualche fotogramma del video e la sensazione che mi fosse piaciuta un sacco all'epoca della sua uscita. impressionismo musicale, non è curioso?
***eccezion fatta per cose tipo l'aulin che, voglio dire, ormai scendo al bar e ne ordino uno da mezzo per colazione o la tachipirina, che sa di fragola e di influenze da scuole elementari.

mercoledì 28 ottobre 2009

il breve post mediamente triste di fine ottobre

anni e anni (e anni) fa il mio amico giacomo mi ha passato un libro sui radiohead. uno di quei libri con i testi delle canzoni e il minimo contorno necessario di brani di interviste, notizie sulle sedute di registrazione degli album, sunti dei tour e dei video girati eccetera.

ne avevo un buon ricordo, e -complice il fastidio aver invece buttato recentemente quasi venti euri per comprare un libro ignobile e ridicolmente pretenzioso sulla stessa band, mea culpa- sono andato a ricercarmelo per darci una riletta, e ho trovato un trivia sul video di karma police che mi ha colpito molto.

non sto a linkarvi il video di karma police. se non ce l'avete presente avete evidentemente passato il 1997 in coma e posso solo dispiacermi per voi e farvi pat pat sulla spalla (oppure siete la bea, che la si perdona perchè dalla sua ha effettivamente l'invidiabile coerenza di ignorare fino allo stremo qualunque tipo di musica non comporti dei tizi pallidi vestiti larghi che fingono negritudine).

per farla breve, il trivia narra che, durante le riprese dell'allegro cortometraggio atto ad accompagnare la gaia canzoncina, il regista e thom yorke si siano messi d'accordo per lasciar passare del monossido di carbonio dal condizionatore d’aria dell’auto, in modo da far perdere conoscenza (o quasi) al scintillante cantante in corrispondenza della parte in cui il cantato recita ‘i lost myself’.

in effetti, questo è esattamente quello che è successo, con tanto di troupe che trascina yorke fuori dall’auto per fargli riprendere i sensi.

se uno si chiede perchè l’abbiano fatto, la risposta che viene più naturale darsi è che così sembrano più veri, più reali il video e la sua storia, la canzone, quello che l'insieme di audio e video vuole trasmettere allo spettatore. per farla breve, tutto.

e, decisamente, funziona.

è curioso pensare che, per rendere qualcosa più reale, lo si sia messo in relazione a qualcosa di dannoso. soffermandocisi, però, ha perfettamente senso. è così che va. si dice ‘troppo bello per essere vero’, non il contrario. nei film ci si dà i pizzicotti per vedere se si sta sognando.

come alla fine di qualunque cosa abbia segnato la nostra vita per un periodo, quando si sente quel dolore dentro, e lo si culla, quasi. lo si coltiva. perchè sembra l'unica maniera per convincersi che è qualcosa di importante, di vero, che ne vale (o che ne è valsa) la pena. che non è stato tempo perso.

non so, credo che questo dica molto su di noi come specie.

questo, e la capacità quasi miracolosa di riuscire, qualche tempo dopo, a far scorrere via ogni cosa (beh, quasi), pronti a essere fregati di nuovo. nonostante tutte le volte in cui si crede di aver imparato abbastanza.





ps grazie a francesco miccoli spadoni per il fotogramma che ha portato alle righe precedenti.

martedì 27 ottobre 2009

inequivocabili segnali degli inevitabili danni sociali causati dall'internet, vol.1

disco queen, black holes for eyeeeees
disco queen, black holes for e*clic*
-pronto?
-bzzz bzzz bzz (voce indistinta all'altro capo della conversazione; avrete visto dei film, sant'iddio)
-ciao, giovanna! madonna, è un sacco che non ci si sente, com
-bzzz bzz bzzzz bzz bzzz
-ma davvero. poi, coincidenza, ti stavo giusto pensando l'altro ieri.
-bzzz?
-sì, avevo bisogno di qualcosa per ritardare l'orgasmo! ah!
-...
-giovanna?
-...
-no, ma era solo una battuta, non offen-
-bzzz bzzz come tibzzz bzz bzzz? bzz bzz bzz! bzzfigliodi bbz
-no ma figura-
-bzzz bzz bzz stronbzz
-mannò, era una battuta, davvero, non offenderti. come in internet.
-bzzz chebzzz porcobzzz staidicebzzz?
-massì, è un po' l'evoluzione dei your mama jokes.
-...
-sì, sai, uno degli aspetti che più apprezzo di questo nuovo mondo -oddio, nuovo molto relativamente ma, ecco, non mi pare il caso di divagare- dicevo, questa possibilità di utilizzare il sarcasmo fino all'estremo, no? la mancanza di un limite socialmente accettabile che
-bzzz bzzz bzzz?
-no, ma cosa c'entra il gruppo sull'ammazzare berlusconi? a parte che han fatto bene a chiuderlo anche solo perchè era una roba di facebook che, voglio dire, facebook di suo merita tutto il male possib
-bzz bzz bzzzz bzzz
-ma no, non è che ti critico perchè hai facebook, poi che vuol dire fare il superiore come al solito? non ci vediamo da millemila anni, che diavolo ne sai del mio solito.
-...
-no, ma comunque non era per offenderti, se fai un giro in certi chan/blog/forum vedrai che
-...
-che poi tutto diventa un po' un allenamento alla creatività, no?
-...
-cioè. hai presente. razionalizzare all'inverosimile. ridere di e non con per poter sublimare la, ehm...
-...
-...
-...
-vabbè, niente. mi avevi chiamato per?
-...
-giovanna?
-...
-coff coff. ehm.
-...
-eh così, niente, metto giù, è stato un piacere risentirti, ecco. sì.
-...
-...
-...
-e comunque non è solo colpa mia, voglio dire, ti sei mai vista allo specchio? cioè, fai veramente cag
*CLIC*

venerdì 23 ottobre 2009

hiatus

mi stupisce sempre la mia sviluppatissima capacità (ma più probabilmente in realtà è un istinto, dato che, a esperienza, non è qualcosa di cosciente) di procrastinare qualunque cosa.
per esempio

no bon, dai, lo racconto un'altra volta.

martedì 20 ottobre 2009

corollario (gente a cui si augurano brutte cose)

no, che dopo sono andato a vedere se e quando uscirà in italiano.
esce tra poco, pare.

il titolo italiano sarà 500 giorni insieme.
il nome della protagonista è cambiato da summer in sole.

ora.
1) è detto già nei primi due minuti del film che in realtà stanno insieme poco più della metà di quei giorni, il resto è lui che cerca di ripigliarsi dalla rottura (non è uno spoiler, sono davvero i primi due minuti di film).
2) il titolo originale era ovviamente un gioco di parole con il nome della protagonista. per cui, voglio dire, secondo me han cambiato il nome di summer in sole per poter intitolare il tutto 500 giorni di sole (non c'è altra giustificazione plausibile all'interno del film, né battute né altro).

poi avranno cambiato idea e da 500 giorni di sole, visto che era un titolo troppo poco puccicoccoloso, hanno virato verso 500 giorni insieme, che fa tanto baglioni + moccia.

solo che -senza alcun senso, a questo punto- hanno mantenuto l'orribile cambio di nome della protagonista.

ecco. so che faccio la figura del nerd insopportabile quando come motivazioni della mia scelta di vedere meno film possibili adattati e doppiati in italiano metto cose del genere più le inevitabili storture e perdite che si incontrano nell'adattamento in un'altra lingua (specie se chi adatta e traduce è un incapace), però ecco. sant'iddio. vi pagano eh. non pretendo tanto. però. dai eh.

lunedì 19 ottobre 2009

'you can just ask her out' 'don't be stupid'

the following is a work of fiction. any resemblance to persons living or dead is purely coincidental. especially you jenny beckman.

bitch.



non si fa.
ok? non si fa.
è scorretto.
voglio dire.
no.
sigh.

(film dell'anno)

magari ci torno su.
o magari no.

non so neanche quando uscirà in italia, imparatevi l'inglese, sant'iddio.

comunque.
è uno di quei film che.

che poi voglio dire per me non è questione di destino.
(c'è gente che ci crede davvero?)
son davvero le coincidenze.
più che sia.

magari senza gli ultimi trenta secondi.
ma vabbè.
sottigliezze.
perchè poi, tanto.

no, che basterebbe quella scena in cui.
o l'altra, ecco. esatto.

ci siamo capiti.





(non si fa).

sabato 17 ottobre 2009

feels good in the corner (it's a very clean corner) - un racconto breve*

ci son delle volte in cui ti senti come un'autoradio che va solo a cassette, dentro un'automobile dai contorni troppo squadrati per non stridere, ridicoli, contro il secolo che li circonda.




*io ve l'avevo detto.

venerdì 16 ottobre 2009

(il periodico post criptico)

giovedì 15 ottobre 2009

il putere, i frogi e i bambini, nessuno pensa ai bambini.

c'è una cosa che essenzialmente non riesco a capire di tutto il discorso riguardante il riconoscimento delle coppie di fatto. cioè, ci sono un sacco di cose che non capisco, in effetti, la prima delle quali è perchè in un paese civile non ci sia ancora una legge che lo consenta. ma, per un istante, facciamo finta di niente e torniamo a 'c'è una cosa che essenzialmente non riesco a capire di tutto il discorso riguardante il riconoscimento delle coppie di fatto', ok?
posto che:

-è un problema trasversale, dato che di gggente che convive ve n'è a destra e a sinistra (contando che i parlamentari il riconoscimento delle coppie di fatto ce l'han già conviene anche, ché siamo scemi noi?), e di frogi ve ne sono a sinistra e a destra, ché l'hanno detto la carfagna e dolce e gabbana e cetera;
-chi è contrario butta fuori sempre, con toni apocalittici, la questione del minare la famiglia. ché la famiglia è il fondamento della società e se lasciamo che la gente faccia i pacs/dico/amoredebole/salcazzo va tutto a fanculo,

ne si consegue che l'opinione che chi ci governa ha del popolo italiano è che sia composto da una massa di buzzurri che, se lasciati alle loro decisioni, minerebbero la società di cui fanno parte in pochi minuti, causando il caos, la guerra civile e tante lagrime alle nonne.

il che mi sta anche bene, voglio dire, ognuno ha diritto ad avere la propria opinione.

però allora qualcuno mi deve spiegare perchè ultimamente la scusa per TUTTO ciò che di criticabile fa IL PUTERE è 'lo vogliono gli italiani' 'il mandato degli italiani' 'lo hanno scelto gli italiani'.
trovo francamente risibile vantarsi e portare come un manto dorato il fatto di essere stati investiti de IL PUTERE da quelle stesse persone che si ritiene incapaci di decidere per le loro stesse esistenze senza rischiare di distruggere in breve tempo l'intero impianto della società italiana.

vuoi fare quello che 'no, siete troppo idioti per gestirvela?'. bon, benissimo, però allora mi fai il kissinger fino in fondo, che al grido di 'se i cileni sono così scemi da eleggere gente di sinistra mi sembra il minimo intervenire' mette su pinochet e via.
ma dire 'non siete abbastanza responsabili per decidere della vostra vita senza far danni irreparabili' e contemporaneamente dire 'NO MA IO POSSO PERCHE' MI HANNO SCELTO GLI ITALIANI, CHE LORO SANNO E QUELLO CHE VOGLIONO LORO NON SI PUO' CRITICARE' con il broncio e il pugnetto alzato, oltre a essere ridicolo e contraddittorio, è un comportamento che sembra quasi rivelare come IL PUTERE ritiene chi l'ha votato e eletto semplicemente una massa incapace di accorgersi del paradosso, un insieme di poveri imbec-

ah no, un attimo, scusate. torna tutto, in effetti.


(le riflessioni da cui è nato il post derivano da questo pezzo, per cui ne ringrazio l'autrice; non lo stato che la ospita, che insomma popopopopopo, ma l'autrice sì).

mercoledì 14 ottobre 2009

la memoria di preud'homme


lucia batte due volte l'indice contro la boccia, di nuovo.

preud'homme si riprende per un attimo. oddio, forse è meglio dire che sembra riprendersi per un attimo. non è che si possa giudicare molto dagli occhi o dal colorito di un pesce rosso. comunque sia, si scuote leggermente e ricomincia a gironzolare per il suo micromondo.

preud'homme sta morendo, lo si capisce da come si è gonfiato in questi giorni, dalle ore che passa fermo sullo stesso punto del fondale, invece di gironzolare senza tregua in cerca di sa dio solo cosa. ora si limita a star per la maggior parte del tempo lì, nascosto dietro il sasso che costituisce la sua mobilia, decisamente malinconico.

(beh, malinconico per chi lo guarda, almeno. perchè non è che si possa giudicare molto la malinconia dagli occhi bla bla bla).

si sta lasciando andare. lucia se n'è accorta stamattina, mentre gli portava da mangiare. a intervalli quasi regolari smette di muoversi e inizia invece una lenta risalita verso il pelo dell'acqua, immobile, per poi riprendersi e iniziare di nuovo a gironzolare, più pigro che mai.

è vecchio preud'homme? quant'è 'vecchio' per i pesci rossi?
lucia non riesce a ricordarsi quando l'ha comprato.
preud'homme nemmeno.

perchè la cosa che tutti sanno dei pesci rossi è che hanno trenta secondi di memoria. lei non lo sa se sia vera, questa storia, non le è mai interessato abbastanza da andare a verificare da qualche parte, ma potrebbe giocarsi un braccio che se in tv, in un film, in un libro salta fuori un pesce rosso, al novantanove per cento a breve ci sarà la storia dei trenta secondi di memoria.

preud'homme intanto sta fermo a metà boccia, senza dar alcun segno di quali saranno le sue prossime intenzioni. lucia appoggia il naso al vetro, e per qualche secondo è come se si stessero guardando negli occhi.

chissà se sta soffrendo, povero pesce. se sta soffrendo significa che, al momento, gli unici ricordi che ha di una vita intera sono di dolore fisico. e quando starà per dare l'ultima branchiata tutto ciò che avrà dentro di sé, prima della fine, sarà la sensazione di essere stato sempre sul punto di morire.

lucia rabbrividisce. dà un altro colpetto alla boccia e si allontana. squadra il portatile. internet. magari non saranno trenta secondi di memoria, ma a volte anche a lei sembra di vivere sempre nello stesso istante. certo, ci sono i ricordi gialli e blu dell'infanzia, e quelli legati agli amici e ai ragazzi e
però da quando tutto si è stabilizzato senza che se ne accorgesse a volte fa fatica a ricordare come fosse tutto un po' prima dello status quo. cosa faceva nei pomeriggi di sette, otto anni fa? prima degli attuali interessi, o di internet, o dei cellulari, quando la vita era la porzione di tempo tra l'ultima campanella a scuola e il segno della croce per niente convinto prima di addormentarsi? solo macchie confuse di uscite pomeridiane, paura per verifiche del giorno dopo, coperte, tv. troppo poco. dov'è finito tutto il resto?

entra in facebook, inorridisce di fronte alla marea di stronzate che le viene offerta in pasto. si ripromette di cancellare l'account. sa benissimo che non lo farà.
chissà se provano la stessa cosa anche loro, pensa. anche se, probabilmente, una tizia che posta in fila dodici tra test e adesioni a gruppi, dove la segnalazione meno idiota è per il gruppo Se Ti Sfotto Vuol Dire Ke Ti voglio Bn...:D non dovrebbe subire gravi perdite dal non ricordare com'era qualche tempo fa. niente di utile per il progresso dell'umanità, azzarda spericolata lucia.

abbassa di scatto lo schermo del portatile sulla tastiera e sbuffa, decisa a non intristirsi. torna a guardare preud'homme, che ha all'apparenza ritrovato vivacità e voglia di esplorare, in tutta fretta e mille volte al giorno, la sua boccia. niente ricordi di dolore, niente avvisaglie di morte. come non fosse mai successo, fino alla prossima volta. come quando vedi il paio di occhi giusto, e nonostante quanto male abbia fatto l'ultima volta, ti sembra un niente rispetto alle prospettive che hai davanti. nonostante ci si fosse giurati che non sarebbe più successo, prima che passassero i nostri trenta secondi.

fino alla prossima volta.

lucia sorride mentre cerca con lo sguardo il cibo per preud'homme.
batte due volte l'indice contro la boccia.
di nuovo.