venerdì 22 maggio 2009

i've got no distance left to run


we all say we don't want to be alone
we wear the same clothes cause we feel the same
and kiss with dry lips when we say goodnight
end of a century

it's nothing special

can yo-click-

spegni l'autoradio, infastidita, a metà canzone, sopra quei fiati che ricordano così tanto i beatles. non è stata una serata particolarmente piacevole. non è stato un periodo particolarmente piacevole. ti guardo per qualche secondo, approfittando del semaforo rosso. non so se sperare che tu ti giri verso di me. comunque sia, non lo fai. a cena abbiamo parlato più col cameriere che tra noi. mi chiedi di andare da me continuando a guardare la vetrina di un parrucchiere, poco illuminata da un neon color squallore. poster di modelli e acconciature di troppi anni fa. sorrisi ingialliti dal sole. maglioni da quiz televisivo anni ottanta. c'è perfino un tizio con un mullet.

verde.

non facciamo l'amore da un mese. da due settimane hai smesso di cercare scuse.

una volta non avresti mai spento l'autoradio. non con i blur. insistevi sempre per aspettare in macchina finchè non fosse finita la canzone che stavamo ascoltando, e io ti assecondavo. mi piaceva farlo d'inverno. togliere la chiave dal quadro, lasciare che nell'auto si abbassasse la temperatura mentre tu cantavi con gli occhi chiusi, guardandomi ogni tanto per scoprire se la stavo cantando con te. e se era così avremmo alzato il tono di voce e, dopo un paio di versi, riso insieme. una volta finita ti saresti lamentata del freddo e avrei preso le tue mani tra le mie.

hai smesso da troppo tempo di credere che in tre minuti di basso, chitarra, batteria e voce ci potesse essere il senso, se non della vita in generale, almeno della tua. io non l'ho mai fatto, ma mi piaceva pensare che per te fosse possibile, e che funzionasse di riflesso anche per me.

hai spento i blur. la prima volta che abbiamo parlato è stato dei blur, in prima superiore. con le tue spille e i tuoi capelli lunghi, tinti di rosso. e le tue lentiggini, appena accennate chè era settembre ed eri ancora abbronzata, che avrei avuto da subito voglia di contarle per il resto della mia vita. non riuscivi a credere che non avessi un'opinione sul conflitto tra blur e oasis. non riuscivi a credere che non avessi la tua opinione sul conflitto tra blur e oasis. io non riuscivo a credere che a qualcuno nato fuori dall'inghilterra potesse seriamente importare qualcosa della faccenda. a dire il vero, facevo fatica a credere importasse qualcosa anche agli inglesi. il giorno dopo mi avevi messo le tue preferite dentro una cassetta e avevi detto che era impossibile stufarsi di quelle canzoni.

chissà se te lo ricordi. chissà come reagiresti se te lo ricordassi ora.

saliamo in casa e inizi a parlare ancora prima di sfilarti la borsa, di toglierti il cappotto. mi siedo in divano, le mani sulle cosce, la testa pesante, e ascolto. parlo quando fai qualche pausa. mi prendo più colpe di quelle che dovrei. mi sento come in uno di quei film dove il protagonista è immobile e tutto attorno a lui è in sequenza accelerata. ti vedo come se i tuoi movimenti fossero una volta e mezzo più rapidi, mi immagino il tuo tono di voce più acuto per effetto della velocizzazione. mi cammini davanti per fermarti ogni tanto a accusarmi di qualcosa, rinfacciarmi una frase, sputarmi addosso quei difetti che speravi perdessi -avresti dovuto stare con me, non con quello che volevi che diventassi ti direi, ma non ne ho la forza. passi ad abbracciarmi, a scusarti, a dire che è colpa di entrambi e di nessuno, che non tutti sono capaci di stare con la stessa persona con cui stavano da ragazzi per sempre. sbaglio risposte, torni ad incazzarti e a vorticare per il bilocale. ti calmi, mi prendi la mano, mi chiedi se capisco, mi chiedi se è sbagliato, se dovremmo riprovare, se si può far qualcosa, se capisco che no, non si può far qualcosa, se però ma forse non sai.

non so cosa ci trovassi in damon albarn. chiariamo, non ho nulla contro damon albarn. anzi, se qualcuno di voi sa che moduli si dovrebbero firmare per far richiesta di essere damon albarn nel, toh, 1997, me lo faccia sapere. hai ancora un poster in camera di un concerto dei blur. ma ci sei andata troppo tardi, quando già erano il ricordo di qualcosa che apparteneva a una tua epoca precedente, e tu già eri passata a quella in cui cambiavi passioni ogni sei mesi. faticavo divertito a starti dietro. eppure ancora quando eravamo sul ponte di fronte al parlamento a londra mi avevi afferrato il braccio e indicato il punto del tamigi in cui damon cantava facendo il morto nel video di for tomorrow, e avevi voluto cavalcare il leone di trafalgar square e dare un calcio ad un cestino fino a farlo rovesciare, di nuovo quattordicenne ma con più potere decisionale.

stai in silenzio. ammetti di non sapere cos'altro dire. aspetti risposte da me, o forse che sia io quello con il coraggio di dire basta. ma io non sono qui. mi sento come il dottor manhattan, con la capacità di vedere tutto il tempo che ho vissuto e vivrò -almeno a breve- contemporaneamente. ci vedo già nel futuro, imbarazzati la prima volta che ci reincontreremo, magari tentati dal riprovarci per poi capire che no, meglio di no. ci vedo più di dieci anni fa, con la cassetta tra la tua mano e la mia, e il grazie biascicato da dietro il mio apparecchio. ti vedo ora, il trucco rovinato dal pianto, le guance umide. sei anni fa a londra, ferma nell'attimo in cui quasi inciampi calciando quel cazzo di cestino, tra gli sguardi divertiti della gente. molto prima, due giorni prima di metterci assieme, quando per la prima volta ti eri tagliata i capelli e io avevo pensato che eri la prima ragazza che avessi mai visto in vita mia stare così bene coi capelli corti. stavi meglio di natalie imbruglia. e io su natalie imbruglia ho fatto un anno intero di fantasie di ogni tipo, da adolescente. mi vedo tra qualche mese ad augurarti tra me e me di trovare qualcuno che stia con te, ti tratti bene, ti stia attorno, ti faccia sentire che stai vivendo una vita degna di essere vissuta, come in no distance left to run. che dei blur è stata sempre la mia, di canzone preferita. anche se a te non andava che mi piacesse così tanto, ché parlava di una relazione finita male. ci vedo otto anni fa, a letto, io che ti giuro che a noi non sarebbe andata come in quella canzone.

mi sono perso qualcosa, le tue ultime parole, ti vedo solo alzarti, girarti, chiudere la porta dietro di te con la mano sinistra, mentre con la destra cerchi qualcosa in borsa. un fazzoletto. il cellulare. una pistola.

la porta sbatte.

vedo me stesso tra qualche minuto iniziare a tormentarmi con il perchè sia finita. vedo ancora me stesso tra qualche giorno, settimana, mese, e lo sto ancora facendo. ma ora no. ora non ce la farei. è troppo stancante. la sola idea di analizzare. capire. rimpiangere. il solo pensiero di dover prima o poi ricominciare con un'altra.

non ora.

ora sto bene qui, con le mani sulle cosce, la testa pesante, il rimbombo dello slam nelle orecchie. più di dieci anni di scopate, litigi, baci, cene dai tuoi, cene dai miei, viaggi, serate davanti alla tv, dodici tipi diversi di routine, i soliti due gusti di gelato, due macchine cambiate in due, nessuno che sapeva cambiare la gomma ed erano le tre di notte, undici costumi da bagno per te, due per me, i nomi da dare a eventuali figli, le allergie, ordina per me, guardarti mentre esci dal camerino e fingere di non annoiarmi, i film al cinema a limonare, i film al cinema a guardare i film, le prime volte.

le ultime volte.

pensare a dove tutte queste cose abbiano portato.
su un divano, a quanto pare.
se non altro si sta comodi.

no.
non.
ora.

tendo di impedirmi anche solo di cominciare, ma so già che sarà inutile. ancora un po' e cederò. un po' di più e lo starò raccontando ai miei amici davanti a una birra. per la trentacinquesima volta. ai miei amici esausti, davanti a una birra.

essere come il dottor manhattan è una merda, a volte.
almeno non sono blu.

sono di nuovo a dieci secondi fa. una corrente d'aria, forzata dal tuo addio, parte dalla porta e mi colpisce in pieno volto. mi rinfresca, risveglia. solleva anche una pallina di polvere che era nascosta da qualche parte. la vedo volteggiare troppo veloce, seguire la sua traiettoria irregolare e infine posarsi sul divano, a quaranta centimetri da me. polvere dove una volta ci saresti stata tu. sarebbe anche profondo, a volerla vedere in un certo modo.

io invece la vedo che comincio a sentirmi in uno strano limbo tra il distrutto e il liberato, e l'unica testimone di tutto ciò è una pallina di polvere che condivide con me il divano, l'immobilità, l'espressività, i prossimi minuti. l'unica differenza evidente tra me e lei, in effetti, è che io sono
molto
più



stanco.

14 lamentazioni:

martass ha detto...

ma non dovevi andare a letto presto?

brutta persona ha detto...

sì. perchè poi alle tre e qualcosa c'era la partita. altrimenti avrei dovuto fare tutta una tirata.

Anonimo ha detto...

perché mi fai questo, phil? cosa ti ho fatto di male per meritarmelo? è il caso di analizzare così lucidamente la tristezza della vita? no dimmi, è il caso? GRAZIE PER AVERMI ROVINATO IL WEEKEND.

Bea

brutta persona ha detto...

ma io... :(

Nadif ha detto...

Zio, ma è fiction o è merda IRL?
Nel secondo caso, spiac. :-(

tamas ha detto...

a me, parlando da donna, damon albarn è sempre piaciuto un sacco.
parlando da uomo, natalie imbruglia anche di più.
e poi mi è piaciuto questo post

brutta persona ha detto...

@ tamas: è sempre un onore.

@ nadif: grazie per la preoccupazione :). no, diciamo che difficilmente metto sul blog cose inerenti davvero la mia vita, specie nei racconti più 'personali'. poi a volte c'è per forza quello che prende spunto/momenti/umori da un qualcosa successo realmente. nel caso specifico di questo post diciamo che al settanta/ottanta per cento è fiction. il venti per cento è quel po' di merda e di scene IRL di sto genere che credo tocchino per forza in saccoccia a ognuno, e mentirei se dicessi che è tutto finto.

Nadif ha detto...

Capito (e, ahimé, capisco... parola di uomo sposato)

kadd ha detto...

stavo tentando di guardare un film orribile per non dormire. questo mi intristiva. il tuo post m'ha intristito ancora di più. ma mi è piaciuto molto.

kadd ha detto...

v'è da dire che nel film orribile ci sarebbe di che fapparsi

juni ha detto...

mi hai ricordato la fine del mio matrimonio.
non so se odiarti o ringraziarti: credo di non aver ancora superato la cosa.
anche se sono stata io a sbattere la porta.

brutta persona ha detto...

@ kadd: eh bon, se v'era del fappaggio allora è un bel film. è la prima roba che ti insegnano alla scuola di cinema. credo. o almeno mi piace pensarlo.

@juni: udìo mi spiace, non volevo.

claudio ha detto...

no vabè.
grazie anche da parte mia all'avermi fatto pensare a quelle cose tristi e noiose che mentre accadono non vedi l'ora che finiscono e quando sono finite ti piacerebbe riviverle che almeno erano qualcosa.
qualsiasi cosa.

ottumo post.

amelia ha detto...

eh, sì.
se qualcuno vuole faresene una ragione, deve leggerti.